Green cosmetics, evoluzione di un fenomeno

Cosmetica green: oltre una moda, un fenomeno che interessa ormai il 50% dei prodotti cosmetici del mercato italiano

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Cosmetici green, un fenomeno oltre la moda

La cosmetica green, prima appannaggio di pochi eletti, oggi è una realtà che interessa il 2,4% delle nuovi lanci ( 1.955 prodotti tra nuove referenze, nuove formulazioni, ampliamenti di linee, rilanci…) nel mondo e il 50% del totale dei prodotti cosmetici del mercato italiano. Numeri che testimoniano l’interesse crescente per un fenomeno che va ben al di là di una “moda passeggera” e che oltre al beauty tocca anche il mondo della moda, i viaggi, il food e il tempo libero…

PERCHE’ IL MONDO GREEN HA COSI’ SUCCESSO?

L’amore per il mondo del “naturale” ha origini profonde, ma per molto tempo è rimasto confinato a prodotti di nicchia e a pochi eletti.

Il mood è cambiato quando, complice la riscoperta di uno stile di vita più slow, tra i consumatori di tutto il mondo si è fatta strada la consapevolezza che ciò che viene dalla Natura è più affine a noi e, come tale, più buono.

greenLa conferma arriva da Human Highway, azienda che si occupa di ricerche on-line.

Da una recente indagine emerge che il 70%  dei consumatori in Italia preferisce “la produzione sostenibile, attenta all’ambiente e ai vincoli etici”.

Al diffondersi di una nuova coscienza green oriented, il mondo cosmetico ha risposto con prodotti naturali, realizzati con oli e burri vegetali, senza petrolati o ingredienti di sintesi.

GREEN ANCHE NELLA COMUNICAZIONE

Altro dato interessante che emerge dalla ricerca pubblicata dal Centro Studi e Cultura d’Impresa di Cosmetica Italia è l’evoluzione nel modo di comunicare il naturale.

Nell’arco di sette anni, dal 2011 ad oggi, si è assistito ad un profondo cambiamento anche nei claim dei prodotti green, passati da “valorizzazione della bellezza”, “funzionale”, “convenienza” e “più”, a favore di “prodotto testato”, “senza…” ed “etico ambientale”.

Certo, lo spazio per “fraintendimenti”c’è ancora, ma un sistema per riconoscere i fake c’è:  l’INCI.

Leggere, per credere!

 

 

 

 

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