Contatto, carezze e affettività

Contatto, carezze, affettività. L’importanza di un buon contatto fisico nell’infanzia per una crescita, fisica e psichica, ottimale. A parlarcene è Angela Bolzoni, counselor a mediazione corporea.

Contatto: prendiamo questa parola e proviamo a dividerla…

Otterremo “con-tatto”: locuzione che impieghiamo con un significato un po’ diverso in espressioni come ” dire qualcosa con tatto” oppure “avere tatto con una persona”.

In un’accezione che coinvolge delicatezza e sensibilità, ci riferiamo ad un gesto fatto con “attenzione”, dove per attenzione si intende anche- e soprattutto- “cura”.

VIVERE SLOW

Il problema è che la maggior parte di noi vive in modo frettoloso e in un mondo di frettolosi; tutto è veloce, e c’è poco spazio e tempo per rallentare.

La lentezza è da considerarsi come uno stato di calma interiore e non solo come uno stato legato al movimento.

Essere “slow” permette un ascolto più profondo di se stessi e degli altri e aumenta il nostro livello percettivo.

Un passaggio fondamentale affinché  il contatto che desideriamo avere con noi stessi o con altri ci sia… e sia attento.

Ma pensiamo anche alle frasi: “Rimanere in contatto…essere in contatto.. non perdiamo il contatto”

Il contatto è alla base della nostra vita e delle nostre relazioni in tantissime forme: un contatto visivo, un contatto verbale, un contatto vero e proprio e per finire, ma forse è il primo in classifica, un contatto virtuale.

Tutte queste forme di contatto sono il modo che l’essere umano ha, indispensabile per ognuno di noi, per relazionarsi col mondo: dalla famiglia al lavoro, con gli amici, con gli animali, le piante, con la vita!

Ma da un certo punto della nostra vita, il contatto fisico viene piano piano dimenticato…

CONTATTO, BAMBINI ED EFFETTI NEGLI ADULTI

Moltissime sono le ricerche fatte  sul contatto e sulla sua fondamentale importanza nella nostra vita, a partire soprattutto dai primi anni.

Renè Spitz, neuropsichiatra infantile, negli Anni ’30, fu contattato da alcuni orfanotrofi americani dove morivano i bambini per marasma infantile.

Spitz ricercò e studiò a lungo la cause della malattia, caratterizzata da un deperimento organico progressivo che portava alla morte i piccoli ospiti degli orfanotrofi, e giunse alla conclusione che l’ambiente delle nursery in cui i bimbi venivano nutriti a pasti regolari, seppur pulito e silenzioso, era asettico.

E asettica era anche la cura data ai piccoli: mancavano quel contatto caldo e affettivo, quel linguaggio con cui ci si rivolge ai bimbi, di conforto e di gioco affettuoso, indispensabili per lo stimolo alla vita e alla crescita.

Quei bambini, in stato di carenza affettiva, attraversavano vari stati di depressione sempre più profondi fino a lasciarsi morire.

E la sorte non era migliore anche nei casi di sopravvivenza: i bambini manifestavano disturbi intellettivi, motori e di altre connessioni neuronali.

LE RICERCHE SUL CONTATTO CONDOTTE SULLE SCIMMIE

Intorno agli Anni ’60 anche lo psicologo Harry Harlow realizzò diverse ricerche sull’affettività osservando il comportamento delle scimmie.

Insieme alla sua equipe di ricercatori osservò che i piccoli che venivano separati dalla loro madre mostravano una risposta di disperazione ritenuta analoga ad alcune forme di depressione umana che li portava, in età adulta, a diventare genitori anaffettivi.

Fece costruire 2 surrogati di madre, una fatta di rete metallica che poteva offrire loro del cibo attraverso un biberon e un’altra, in cui la rete metallica era rivestita di pelliccia e scaldata dall’interno da una lampada, in grado di offrire loro calore, ma non cibo.

Il risultato fu che i cuccioli di scimmia passavano la maggior parte del tempo nei pressi della madre morbida e calda, grazie al calore della lampada, piuttosto che vicino a quella di ferro, che tuttavia era in grado di fornire loro cibo.

GLI ESPERIMENTI SUI TOPI DELLA MCGILL UNIVERSITY

Un altro studio è stato condotto in Canada, nella McGill University di Montreal, su topi di laboratorio.

I topolini neonati che venivano leccati più spesso dalle loro mamme, una volta cresciuti si dimostravano più fiduciosi e coraggiosi nell’affrontare le varie situazioni producendo meno ormoni dello stress di quelli cresciuti da mamme meno presenti e amorevoli.

I risultati della ricerca hanno dimostrato che i roditori più accuditi avevano un numero maggiore di recettori di cortisolo, l’ ormone dello stress.

Più è alto il numero recettori, più pronta è la risposta del cervello nel combattere gli effetti negativi della sostanza.
E’ stato così possibile ipotizzare un collegamento tra cure materne e attività genica.

Gli scienziati ritengono che tale risultato possa rivelarsi simile anche per gli esseri umani.

L’IMPORTANZA DEL CONTATTO

E’ forse proprio il non aver ricevuto un buon contatto fisico, o non sufficiente, a far sì che nel tempo diminuisca il desiderio di riceverne o di darne?

Le ricerche svolte non si sono limitate ai danni della carenza, ma anche ai benefici che un buon contatto, attento e di qualità, può dare.

Un buon contatto è in grado di produrre una serie di cambiamenti a livello cellulare, grazie all’aumento di ossitocina.

L’aumento dell’ossitocina porta ad un aumento del rilassamento e una conseguente diminuzione dei “neuroni della paura”, del cortisolo e della pressione nervosa.

Il rilassamento consente di allentare quelle tensioni muscolari che sentiamo nel corpo e di ritrovare benessere.

IL POTERE DELLE CAREZZE

Il contatto di qualità per eccellenza, caldo e delicato, è la carezza.

Lo dimostrano le scoperte avvenute alla Liverpool J. Moores University in Inghilterra e all’Università di Gotenborg in Svezia sui “nervi sociali”.

Si tratta di fibre nervose, a conduzione lenta, che reagiscono alle carezze e non ad altri stimoli tattici.

Sono fibre nervose specializzate nel tocco carezzevole, in cui neuroni privi di mielina e dalla risposta lenta, inviano proiezioni piacevoli e rigeneranti alle strutture cerebrali della corteccia insulare e orbito- frontale, le aree coinvolte nella gestione delle emozioni e dell’affettività (tratto da Neuron e Le Scienze).

L’attivazione di questi neuroni produce sensazioni di piacere e allevia i sintomi dell’ansia.

IL CONTATTO CON NOI STESSI

E’ necessario tornare al corpo, alla pelle e al contatto anche fisico.

Partendo da noi stessi.

Contatto e carezze possono avere effetti benefici sul nostro corpo, ma anche a livello emotivo ed affettivo.

contatto e carezzePerché ognuno di noi, anche da adulto, ha bisogno di essere confortato e riconosciuto.

Un suggerimento: provate a prendervi 5 minuti, non di più, cercando di non essere disturbati.

Fate un respiro profondo, mettete una musica rilassante, chiudete gli occhi e accarezzatevi le mani lentamente e con delicatezza.

Dedicate questo momento alle vostre mani e a voi stessi, come forse non avete mai fatto.

In un periodo in cui spesso si legge: “Amati!”, forse possiamo incominciare da qui: dal prenderci cura di noi stessi.

E’ il più bel gesto che possiamo donarci e se abbiamo la fortuna, anche donare ad altri!

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