Sole: amico o nemico?

Prendere il sole fa davvero così male come dicono?

Sfatiamo il mito che il sole faccia male, ma precisiamo subito che bisogna prestare molta attenzione all’esposizione prolungata alla luce solare perché può causare danni – anche molto gravi- alla nostra pelle. Come comportarsi, dunque, per non incorrere in alcun rischio per la salute?

Iniziamo col dire che ad essere pericoloso non è il sole in sè, ma le radiazioni ultraviolette UV che lo compongono, e aggiungiamo che è l’esposizione incauta, quella fatta nelle ore centrali, troppo a lungo o senza un adeguato fattore di protezione, ad essere pericolosa per la nostra pelle. Occorre, perciò, prestare molto attenzione a quando e come ci si espone al sole. 

IL SOLE: ALLEATO DELLA NOSTRA SALUTE

Prendere il sole, infatti, se fatto nel modo giusto non fa male, tutt’altro. Il sole, infatti, interviene positivamente in diverse funzioni legate alla nostra salute: non solo favorisce la sintesi della Vitamina D, fondamentale per la fissazione del calcio nelle ossa soprattutto in fase di crescita, ma è anche un potentissimo anti-depressivo naturale, perché stimola la produzione di serotonina e di endorfine- gli ormoni del piacere e del buon umore.

sole
Una bella giornata di sole ci mette subito di buon umore, perchè il sole stimola la serotonina

Provate a pensare: quando siete al mare o all’aria aperta, in una bella giornata di sole, non vi sentite subito più allegri, pieni di energia e il vostro sonno, la sera, non vi sembra più lungo e profondo?! Bene, sappiate che non si tratta di una sensazione passeggera o personale, ma di una vera e propria reazione scientifica: il sole, infatti, stimola la produzione di serotonina e melatonina, sostanze che regolano rispettivamente l’umore e i cicli di veglia e di riposo.

QUANDO FA MALE

Nessuna controindicazione ad esporsi al sole, quindi, ma per non avere “effetti indesiderati” occorre farlo nel modo giusto. La pelle dev’essere protetta dalle radiazioni solari che, nonostante la presenza degli strati esterni dell’atmosfera, riescono ugualmente a raggiungere il suolo e ad agire sulla nostra pelle.

donna al sole
Per proteggersi dal sole è indispensabile un buon solare e un capello.

Le radiazioni che non vengono trattenute dall’atmosfera sono gli UVA e gli UVB, responsabili del foto-invecchiamento, della produzione di radicali liberi e di eritemi. Entrambi, però, agiscono anche sul DNA provocando alterazioni che, in alcuni casi, possono trasformarsi in processi neoplastici.

COME DIFENDERSI DAI RAGGI UVA E UVB

La pelle, dunque, ha bisogno di essere protetta e il modo per farlo è utilizzare una crema con un fattore di protezione, noto anche come SPF, che faccia da scudo ai raggi ultravioletti e che limiti i danni che questi possono provocare. Dal punto di vista formulativo i solari, insieme ai componenti di base e ad altri ingredienti funzionali contengono i filtri, elementi che fanno da barriera ai raggi UV e che si distinguono in filtri chimici, schermi fisici e agenti filtranti, sostanze naturali che proteggono la pelle.

I primi sono caratterizzati da uno specifico spettro di assorbimento e sono attivi solo su determinate lunghezza d’onda, mentre gli schermi fisici sono sostanze, come il bioassido di titanio o ossido di zinco micronizzato, capaci di respingere le radiazioni. Per ottenere una protezione ad ampio spettro nei solari di nuova generazione normalmente si usano entrambi.

IL FATTORE DI PROTEZIONE

Il fattore di protezione, noto anche come SPF o IP,  si riferisce solo agli UVB ed è misura matematica che esprime il rapporto tra la dose minima erimatogena (MED) della pelle protetta e la dose minima di una pelle non protetta. Più elevato è il fattore di protezione, maggiore sarà la dose minima della pelle protetta.

Per misurare l’indice di protezione dagli UVA si utilizza il PPD, che esamina il livello di pigmentazione dopo l’esposizione ai raggi UVA, oppure alla valutazione in vitro.

Continua…..

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